L’idea nasce nel 2007 quando Brian Chesky e Joe Gebbia, due giovani designer neolaureati, per arrotondare i propri introiti, decidono di affittare una stanza del loro appartamento.

In quel periodo c’era in città il meeting dell’industrial Designers Society of America, un’ottima occasione per avere più clienti!

In fretta e furia allestirono il proprio loft con tre materassi ad acqua e mettono su un rudimentale portale di annunci di affitti: airbedandbreakfast.com un servizio di letto ad acqua e colazione.

L’idea è buona e qualche cliente riescono a portarlo: tre ospiti una donna di Boston, un indiano e un uomo proveniente dallo Utah.

Totale 80 dollari a notte a persona!

Nel progetto entra anche Nathan Blecharczyk (ex compagno di stanza all'epoca del college e programmatore di 29 anni) e il sito inizia a prendere piede ma i risultati sono comunque scadenti: due iscritti, una donna di 38 anni che lavorava presso Razorfish e un designer di Salt Lake City.

Una nuova occasione è all'orizzonte: il South by Southwest (SXSW) festival musicale e cinematografico in Texas. I tre ragazzi provano a creare una partnership con gli organizzatori ma questi risultano freddi e desistono.

I tre aspiranti imprenditori non si danno per vinti e iniziano a promuovere il servizio in autonomia, tramite social e blog locali.

Riescono a coinvolgere 80 persone. Da qui le cose iniziano a funzionare.

Intanto il servizio migliora soprattutto a livello di features del portale:

  • Pagamento anticipato: così, da una parte l’host ha una sicurezza in più e, dall'altra, l’ospite non deve ricordarsi di pagare dopo il servizio
  • Possibilità di pagamento on line: una nuova funzione che permette agli utenti di prenotare la stanza direttamente nel portale
  • Recensioni: fondamentali, in quanto l’utente può, finalmente, confrontarsi con le esperienze degli altri utenti, creando di fatto una community

Come molte startup, le difficoltà sono dietro l’angolo e, anche dopo queste accortezze, gli introiti sono scarsi: 200 dollari a settimana.

Nel 2008 è in programma la convention nazionale dei democratici a Denver e i tre imprenditori fiutano l’affare: a breve ci sarebbero state le elezioni presidenziali e decisero di rimodulare il sito in quanto era previsto un overbooking nella zona, così facendo ottennero 150 prenotazioni.

Inoltre, per finanziarsi, decisero di creare il packaging di due scatole di cereali una con la caricatura di Obama e l'altra con quella di McCain. Be la cosa funziona: 800 scatole vendute a 40 dollari l'una e in due mesi ne guadagnarono ben 30.000!

packaging Airbnb

Finalmente un po di liquidità. Nel 2009 decisero di farsi aiutare da un incubatore di start-up, Y-Combinator (un programma di 10 settimane).

Nella primavera del 2009 cambiano nome nell’attuale Airbnb e decidono di espandersi iniziando anche a prendere una percentuale sulle transizioni. Basta eventi è ora di allargare gli orizzonti!

Fanno dei test sulla turistica New York ma gli introiti erano bloccati dalle foto di scarsa qualità degli interni. A questo punto Brian Chesky e Joe Gebbia decidono di sporcarsi le mani e di andare di persona dagli host scattando foto professionali. Questa piccola accortezza funziona davvero e in breve tempo raddoppiarono, per questo e per altri fattori, le entrate settimanali.

Paul Graham co-fondatore di Y-Combinator, gli dà fiducia e porta nuova liquidità (600,000 dollari).

Finalmente le cose funzionano, aprono il AirBnb in altri paesi e propongono il servizio fotografico anche li.

Il 2010 è un anno importante: gli iscritti a Airbnb.com sono 10.000 con 2500 inserzioni inserite. Nello stesso anno, Airbnb inizia a lavorare con Craiglist (per impensierire seriamente i giganti del settore alberghiero).

da qui in poi è solo una crescita costante e vertiginosa:

Da fonti 2018 la valutazione aziendale attuale è di 31 miliardi con 41 miliardi di incassi per gli host derivanti da 300 milioni di ospiti e 4,5 milioni di stanze e alloggi (disposti su 81mila città).

Il successo dell’impero dell'home sharing, come abbiamo ormai imparato, non è casuale anche se frutto di perseveranza e idee geniali (come l'esempio delle scatole di cereali).

Storia dei loghi di Airbnb

La community il centro del progetto, il content marketing come valore aggiunto

Il punto di forza di Airbnb è senza dubbio la community. Per la prima volta le barriere tra host e viaggiatore vengono spazzate via.

Le recensioni, come visto in Amazon, danno valore e riprova sociale, il pagamento sicuro on-line, le assicurazioni contro furti e danni, tutelano tutte e due le parti e l'assistenza 24 ore su 24 garantisce un servizio al top.

Il secondo punto di forza, in continua evoluzione è il sito di riferimento (con le varie rubriche dedicate).

Airbnb.it è al centro del progetto dove ogni elemento è studiato nei minimi dettagli inoltre sono presenti dei contenuti extra davvero interessanti per i viaggiatori.

Marissa Philips, capo della sezione di content strategy di Airbnb dichiara:" Vogliamo ispirare i nostri ospiti, responsabilizzarli e fare in modo che tutti provino un senso di appartenenza nella nostra comunità. Questa è una grande responsabilità, ma anche un'opportunità entusiasmante."

Per coinvolgere i viaggiatori e acquisirne di nuovi Airbnb non si limita solo a ottimizzare il servizio di base ma ormai gestire veri e propri progetti separati che forniscono contenuti di qualità e utili per gli utenti.

  • Locations di Airbnb:  vere e proprie guide turistiche specifiche per quartieri definite grazie alle esperienze degli utenti e alle loro recensioni. La sezione del portale è esteticamente molto ben realizzata e, al tempo stesso, funzionale. Nelle città più grandi (anche Roma) c'è la possibilità di scoprire eventi e attrazioni turistiche (tutto diviso per categorie).
  • Stories di Airbnb: Casualmente (non è affatto così!) anche Airbnb, riesce a sfruttare al massimo la potenza delle recensioni e delle esperienze dei viaggiatori. In questa sezione del portale Airbnb eleva questi contenuti creando vere e proprie storie e dando voce grazie a foto e video, alle esperienze personali (anche emotive) dei clienti. Un'idea di storytelling davvero ben realizzata.
  • Social e blog di Airbnb: Ancora storytelling e guide pratiche nel blog dell'azienda di San Francisco, oltre che, ovviamente, una gestione social di tutto rispetto con contenuti visual di grande effetto. Content marketing studiato e che dà indicazioni utili.

Ovviamente, un impero nato dal nulla non poteva che pestare i piedi a poteri che rischiano di distruggere il sogno dei tre imprenditori: negli anni infatti, Airbnb ha dovuto subire diverse controversie giudiziarie e politiche che hanno tentato in tutti i modi di limitare il potere di azione dell'impero dell'home sharing.

Dal tentativo di distruggere il business di Airbnb nella Grande Mela (di fatto Andrew Cuomo, ai vertici dello stato di New York, voleva vietare l'affitto di camere e stanze superiori ai 30 giorni) per fortuna di Airbnb la proposta cadde e l'azienda non ebbe grandi ripercussioni, fino alle limitazioni reali che molte città europee attuano e che frenano l'ascesa di Airbnb (Parigi, tetto massimo di 120 giorni d'affitto all'anno per l'intera casa, Londra, 90 giorni e Amsterdam 60 giorni).

In ogni caso Airbnb continua a crescere.

Alla base del marketing di Airbnb, quindi, c’è un forte coinvolgimento degli utenti che crea una community dove i clienti possono interagire tra di loro raccontando le loro esperienze di viaggio ad altri viaggiatori e al mondo intero!

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