Parlando di Apple, un pò come per Tesla, dobbiamo per forza introdurre un personaggio dalle mille sfumature: problematico, antipatico, geniale. Steve Jobs è tutto questo ed è solo grazie alla sua esistenza che Apple è quello che conosciamo.

Scopriamo la vita di Jobs e i passaggi chiave della storia della sua azienda.

Una storia turbolenta fatta di insuccessi: come Apple ora domina il mondo!

Per illustrare in tutti i suoi aspetti la storia di Apple, ci sarebbe bisogno di scrivere una bibbia ma cercherò di analizzare i punti più importanti, quelli che davvero riescono a far capire i perché del successo di Apple e delle sue caratteristiche uniche che lo rendono...semplicemente Apple.

I fondatori di Apple sono: Steve Wozniak, Steve Jobs e Ronald Wayne.

Steve e Woz erano vicini di casa, andavano a scuola insieme ed erano accomunati dalla passione per la tecnologia. Mentre Jobs lavora, insoddisfatto, ad ATARI, Woz si appiattisce ad HP. Iniziano a collaborare quando i chip 6502 per pc iniziano ad abbassare il loro prezzo (solo 25 dollari). 

Woz aveva già un prototipo di pc (uno dei primi che in tempo reale faceva vedere le operazioni che si effettuavano con la riga di comando). Nasce cosi nel 1976 l’Apple 1.

Apple 1

Come spesso accadrà in tutta la storia, Woz sarà colui che fattivamente studierà il prototipo e realizzerà le componenti mentre Jobs commercializzerà i prodotti rivendendolo al cliente (Jobs da subito spicca per capacità di negoziazione, creatività e adattamento alle situazioni).

Nello stesso anno, incalzati da Jobs, Woz e Wayne si convincono e fondano un'azienda dal nome Apple Computer co. con il logo di Newton, la prima commessa di Apple 1, nello scetticismo generale del fornitore, fu di 50 pc alla modica cifra di 500 euro l’uno.

Il fornitore in ogni caso, un negozio di pc, apprezza il lavoro e commissiona un nuovo modello. Qui i tre soci si trovano in difficoltà. Jobs con la sua arroganza geniale promette cose impossibili con un costo basso e un assemblaggio in blocco del nuovo modello Apple 2.

Wayne abbandona subito l’azienda, mentre Woz e Jobs lavorano giorno e notte nel garage di Jobs. Intanto, arriva il primo grande finanziatore Mike Markkula (che viene dall'imprenditoria di Intel) e che investe 250 mila dollari nella Apple Computer.

Nasce Apple 2: prezzo basso, componenti tutte assemblate, colori sulla riga di comando, completo di tastiera. Jobs decide ora anche di cambiare il logo ideando l’ormai celebre mela morsicata in primo tempo colorata (tutti i colori dell’arcobaleno).

storia del logo di Apple

Nei primi anni '80 l’azienda cresce, Woz si defila sempre di più e Jobs prende il comando dei vari progetti. Punta molto sul Apple 3 aumentando in maniera esponenziale il budget del progetto per creare una grafica emozionale, un font personalizzato un sistema drag&drop, tutti elementi dispendiosi che per i vertici amministrativi erano una perdita di tempo. Nonostante tutto, l'azienda si quota in borsa e nonostante il fallimento dell'Apple 3, l'azienda cresce del 1700% in un solo anno.

Apple, in ogni caso, cresce sempre più il nuovo CEO diventa John Sculley  (ex marketer di Pepsi e Coca cola) e Jobs si mette in prima persona a lavorare insieme al team di Macintosh, un nuovo progetto in cui Jobs crede tanto. Intanto la concorrenza di IMB, si fa davvero forte.

Il progetto Macintosh va avanti e grazie al lavoro di Sculley, esce sul mercato, in pompa magna con il famigerato spot del super bowl del 1984. Lo spot, che apre di fatto una guerra con IBM, è ormai un caso studio di marketing presente in tutti i manuali di settore. 

Le cose, però, non vanno bene: il nuovo gioiellino vale 2.500 dollari ma le vendite non decollano. Intanto Sculley fa il gioco sporco collaborando di fatto con Windows vendendo informazioni per la grafica dei nuovo sistema operativo di Microsoft in cambio dei brevetti di Word ed Excel. Tutto ciò, mette in crisi Apple.

Con un colpo di scena clamoroso, il 17 settembre del 1985, Jobs prende la decisione di abbandonare la sua stessa società.

Apple entra in crisi e Jobs fonda NEXT computer: Un fallimento assoluto ma che getterà le basi per la futura Apple.

Grafica 3D, nasce la Pixar grazie a Next, microkernel con unix ottimizzato, tool grafici con drag&drop e grafiche vettoriali, display postscript, ebook, mail vocale, insomma il futuro ma il futuro non era ancora arrivato.

La storia, però, non è finita: nel 1996 Apple acquisisce NEXT per 400 milioni di dollari.

Qui Jobs riprende subito potere, diventa CEO e inizia il suo grande ritorno con un nuovo progetto futuristico frutto del lavoro di una vita: l'iMac. Qui l'ambiente cambia anche grazie al supporto d'innovative idee di un team di designer tra cui lo storico Jony Ive.

Apple risorge e negli anni 2000 le cose vanno a gonfie vele. L'iMac, vende e tanto (800.000 iMac venduti in 139 giorni), poi è storia:  iPad, iPhone fino ai moderni iPad e ibook pro.

Jobs deve abbandonare la società nel 2011 per una grave malattia che lo porterà alla morte nel ottobre dello stesso anno.

Come ha fatto Jobs a fondare un impero in grado d'imporre una vera e propria religione dell'hi-tech?

Marketing geniale e fuori dagli schemi: Apple diventa una brand religion

Fare un'analisi del marketing di Apple è davvero difficoltoso: mille esempi geniali e mille sfaccettature diverse. Mi affiderò a molti spot nella speranza di far capire fino in fondo cosa è davvero Apple e la sua comunicazione a tratti irreale.

Da questo video si capisce il lavoro costante di Jobs e dei suoi successori per mantenere Apple sempre al top.

In molti manuali di marketing, Apple viene vista come un esempio eclatante di Brand religion.

I fan di Apple non sono solo persone interessate al prodotto ma sono seguaci fedeli di tutta la filosofia di Apple

Perché pagare uno smartphone molto di più rispetto ad Android?

Perché a me piace Apple, punto.

Come è stato possibile tutto questo?

Grazie a campagne e spot epici conditi da una comunicazione moderna, innovativa e sempre vicina ai mutamenti della società.

Lo spot del 1984 è l'esempio di come Apple è riuscita a dare l'idea di creare qualcosa di nuovo e qualitativamente superiore agli altri competitor.

Lo spot in questione è il simbolo di come Apple si distacchi all'epoca dal suo avversario IBM.

I due giganti vengono rappresentati da Sculley (il marketer dei primi anni di Apple) come persone:

IBM è freddo, statico, di vecchi stampo, Apple, invece, è giovane, dinamica e colorata. È il nuovo che avanza, è il futuro.

Ok, Sculley avrà fatto danni e messo in ginocchio Apple ma su questa pubblicità ha davvero dato il meglio di sé, creando un solco probabilmente insanabile con i competitor, questa è la veritià.

Da questo primo spot memorabile emergono un pò tutte le linee guida del marketing di successo di Apple:

  • Fregarsene sempre e comunque delle critiche
  • Giustificare il prezzo più alto con qualità e innovazioni superiori
  • Rendere straordinario e onirico ciò che in realtà è normale
  • Far entrare in comunicazione e in sintonia l'utente con la macchina

Per capire e sviscerare questi punti dobbiamo vedere un altro spot geniale "ciao sono un mac e io sono un pc"

Anche questa volta, siamo nel 2008, Apple sottolinea la differenza tra il mac e il pc (ora l'avversario è Windows) sempre rendendo umani i due sistemi operativi. Lo fa in modo scherzoso e irriverente verso il diretto competitor e fa trapelare l'assoluta superiorità in materia del mac rispetto ai superati pc tradizionali.

Negli anni dei primi smartphone ecco un'evoluzione ancor più mistica al brand che accomuna a se bellezza e perfezione.  È il caso della presentazione del primo iPhone.

Qui c'è davvero tutto il lavoro di Steve e tutta la comunicazione della sua azienda. Non tre dispositivi separati ma solo uno, una rivoluzione, qualcosa di unico, qualcosa che sono Apple più fornirti: il primo iPhone.

Da qui in poi la comunicazione di Apple ha raggiunti livelli altissimi di emotività e suggestione. Ecco un altro esempio recente di comunicazione emotiva di Apple.

Il primo è uno spot che emoziona perché il prodotto ti fa emozionare tramite il la colonna sonora e le immagini visivamente appaganti.

Il secondo è emotivo perché richiama amore e condivisione grazie a Apple che ne porta dentro di sé i valori (un pò come fa Amazon con gli spot delle recensioni).

Tutti questi esempi ci fanno capire come il marketing globale di Apple ormai travalica il prodotto ed è molto di più: Apple appassiona, comunica valori positivi ed emoziona.

Per capire fino in fondo la filosofia di Apple e di Jobs concludo con l'ultimo spot, forse il più toccante passato alla storia come Think Differet (lo slogan di Apple del 1997).

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