Nel post dedicato al brand naming, abbiamo parlato di come il nome sia fondamentale per far si che un brand abbia successo. L'altra faccia della medaglia è, invece, il logo. L'icona di un brand è altrettanto importante per comunicare all'esterno valori, filosofia e brand equity al proprio marchio.

Andiamo ora ad analizzare la storia e l'evoluzione dei loghi dei grandi brand.

Ogni logo nasconde dei significati e porta con sé aneddoti e dettagli curiosi sulla sua creazione e la sua evoluzione.

Storia ed evoluzione del logo Google: dal nome matematico alla semplicità del logo

Evoluzione logo Google marketing Studio

Lo sappiamo il significato del nome Google è da richiamare ad una funzione matematica. Googol, identifica la potenza 10¹⁰⁰. Un numero intero che si esprime con 1 e 100 zeri.

Se il nome è si, semplice ed immediato ma è tutt'altro che portatore di valori allegri, richiamando una fredda funzione, la storia del logo è molto più divertente e scherzosa.

I due creatori dell'azienda Sergey Brin e Larry Page avevano una precisa idea in testa. Un logo immediato, giocoso e colorato che facesse differenziare Google dal resto della concorrenza.

In un primo tempo i due cercarono di creare un logo "fatto in casa" tramite l'ausilio di un software di grafica molto utilizzato all'epoca (GIMP), siamo nel 1988. I risultati non furono entusiasmanti (lo vediamo nella foto sopra).

Dopo qualche anno con l’aiuto di una grafica, Ruth Kedar, riuscirono ad ottenere il risultato desidarato. Ruth propose ben otto differenti loghi ai due imprenditori.

Infatti, Kendar all’epoca era solamente l'assistente di un professore dell'Università dove studiavano i due fondatori e dovette fare un lavoro molto elaborato.

Evoluzione logo Google Ruth Kedar

Come si vede nella foto, i loghi proposti da Ruth sono molto diversi tra loro, frutto di un lungo processo di elaborazione sia logica che grafica.

Il primo logo doveva richiamare l’infinito tramite un pattern applicato tra le due "O". Il risultato fu un logo poco chiaro e poco immediato.

Il secondo, invece, si concentrava sulla geometria ma era troppo complesso, forse ancora di più del primo.

Il terzo, inizia ad assumere delle caratteristiche simili all’attuale logo, con due "O" concatenate ma colorate che dovevano simboleggiare la possibilità di azzerare le distanze tramite Google.

Il quarto è ancora più vicino all’idea di logo dei fondatori. Infatti, ogni lettera ha un colore diverso e la "O" presenta una lente d'ingrandimento che genera una sorta di zoom dell’elemento sottostante. Peccato, l'idea inizia ad esserci ma il logo risulta comunque troppo complesso, siamo sulla giusta strada!

Il quinto logo presentato dalla Kedar, invece, è la semplificazione del quarto dove lo zoom della lente viene stilizzato in un semplice smile molto più essenziale e funzionale.

Il sesto logo si avvicina molto all’attuale, con le sei lettere con sei colori diversi (blu, verde, giallo, rosso, viola e blu) e un font molto simile al logo che tutti conosciamo.

Il settimo logo è un tentativo di evoluzione dell’idea con le "O" spostate in altezza e i colori mescolati (blu, rosso, giallo, verde, azzurro e viola).

L’ottavo ed ultimo logo è quello definitivo che conosciamo da anni con l'ordine che di colori "giusto" (blu, rosso, giallo, blu, verde e rosso) e che prevede, come le altre due versioni, oltre che i tre colori primari (rosso blu e giallo) anche il verde che è un colore secondario e che metaforicamente fa capire come Google non segua le regole.

Questo logo è la perfetta sintesi di cosa vuole trasferire Google: semplicità, agire fuori dagli schemi con giocosità. Un logo divertente, semplice e che si distingue dai concorrenti.

Nessuna icona solo lettere, colori tanti colori, font senza grazie il serif catull in stampatello minuscolo. Insomma, una perfetta sintesi di cosa volevano proporre i due imprenditori al mondo intero.

Il logo attuale è leggermente diverso da quello accettato dai due fondatori. Infatti, dal 1999 al 2011, venne aggiunta una ombreggiatura che faceva risaltare il logo dallo sfondo bianco del motore di ricerca. Infine, nel 2013, viene introdotto un logo ancora più essenziale con l'assenza di qualunque ombra e colori piatti e bidimensionali.

Nel 2015 una piccola variazione: cambiano le tonalità dei colori ora più chiari e "Flat". Nella foto, ecco le nuove tonalità dell'attuale logo di Google.

Nuovi colori Google

Una caratteristica che solo il logo di Google ha, è  la possibilità di modificare la propria identità visiva durante eventi e circostanze più o meno particolari.

Stiamo parlando dei doodles. Infatti, molto spesso, sempre di più in effetti, se si apre la pagina di ricerca di Google, si vede che il logo non è mai quello istituzionale ma è una versione che richiama eventi e manifestazioni della giornata. Il primo doodle  fu realizzato in occasione del festival del Burning Man il 30 agosto 1998 (un particolarissimo festival di nove giorni che si svolge nel deserto del Nevada). Da quella data, vengono ricordati artisti, cantanti, filosofi insomma qualunque evento è stigmatizzato dall'aggiunta di un particolare logo dedicato.

Un'idea bella e funzionale che ci fa comprendere come ormai Google non è più solo un'azienda con un logo definito ma un'incredibile banca dati capace di modificare la propria identità in base all evenienza. 

Volkswagen, un logo frutto del suo tempo: dal nazismo ai tempi nostri

Evoluzione logo Volkswagen Marketing Studio

La Volkswagen  nasce nel 1937, in piena era nazista e sarà proprio Hitler a volere la sua creazione (una produzione di auto a basso prezzo vicina al popolo) il termine Volkswagen  significa proprio auto del popolo.

Il logo nasce negli stessi anni e simboleggia, di fatto una svastica, che è il frutto di una ideale rotazione delle braccia del logo a 40 km/h (tra l'altro il ritmo preciso di una parata militare nazista).

Infatti, quello del 1938, è un logo fabbrica (ne esisteva un'altra versione come vediamo nella foto), frutto del nazismo. Anche il colore nero senza nessun orpello e decorazione, richiama il lavoro e la produzione ma, come visto, resta comunque carico di significati intrinsechi.

Nel 1960, invece, ecco una piccola rivoluzione con l’aggiunta delle lettere "V" e "W" (unione delle due lettere iniziali delle parole "Volks" e "wagen"). In realtà, già dopo la guerra ci furono vari tentativi di inserire queste lettere nel logo ma il risultato migliore è decisamente quello di questo anno. Le due lettere sono incrociate su sfondo blu con scritte argentate. Il logo in questione verrà progettato da un ingegnere tedesco Franz Xaver Reimspiess, che resterà alla storia per essere l'ideatore del design dell'indimenticabile Maggiolino della casa automobilistica tedesca.

Da quel logo le variazioni sono minime e l’essenza di quell'idea nata dal nazismo e poi evoluta in una società forte e lavoratrice come quella della Germania degli anni 60, resta indelebile nelle menti dei delle masse.

Evoluzione del logo Apple: da Newton ad una semplice mela, tra leggende metropolitane e aneddoti 

Evoluzione logo Apple

Il primo logo di Apple nasce dall'idea di Ron Wayne (uno dei fondatori dell’azienda) intorno al 1976.  Questo richiamava l’idea della scoperta da parte di Newton della forza di gravità (il famoso aneddoto della mela). Un'intuizione potente e molto significativa: Apple rivoluzionerà il mondo, come fece Newton dopo la scoperta della forza di gravità. Il problema: un logo poco riconoscibile e troppo complesso e articolato.

Il payoff, che come se non bastasse aumenta ancora di più gli elementi e la complessità del marchio, recitava "A mind forever voyaging through strange seas of thought… alone".

Insomma, l’idea c’è ed è presente anche la mela ma è davvero troppo complesso e poco intuitivo.

Nel 1984 ormai l’azienda è strutturata, siamo a cavallo del famosissimo sport dove, di fatto, Apple si propone come vero oppositore di IMB. Il Graphic designer Rob Janoff, riesce sintetizzare il logo in una semplice, quanto potente mela morsicata (era già in sviluppo fin dal 1977).

Passione, tentazione e semplicità.  In questa fase il logo è super colorato (prevede tutto lo spettro dei colori dell'arcobaleno tramite linee orizzontali) in quanto era il simbolo della novità, della modernità e della freschezza, rispetto al grigiore e alla standardizzazione dei prodotti IBM.

La mela morsicata con questi colori rimarrà il marchio di Apple fino al 1998.

Una curiosità: molte fonti attribuiscono l’idea della mela non solo alla tentazione alla conoscenza (richiamando anche Adamo ed Eva e la loro storia biblica) ma anche ad un LP dei Beatles (molto ascoltato da Seve Jobs) o addirittura al suicidio del padre dell'intelligenza artificiale, Alan Turin (morto nel 1954), evento molto traumatico per il genio della Silicon Valley.

Come molti altri loghi, negli anni viene semplificato agendo sopratutto nel colore. L'arcobaleno viene superato prediligendo dal 1998 (per volere dello stesso Steve) prima una sorta di gradiente argentato (fino al 2014), poi col passare del tempo, andando verso un colore monocromatico (di base il nero) che varia in base all'evenienza.

Il logo Apple se la batte con Google per il predominio del primo posto della speciale classifica del marchio più diffuso al mondo!

Nike: storia  dello Swoosh, un simbolo distintivo in tutto il mondo, venduto a 35 dollari!

Evoluzione logo Nike

Il logo di Nike, lo abbiamo visto, ha una storia incredibile alle spalle:

La studentessa di grafica della Portland State University, Carolyn Davidson, lo vendette al fondatore Phil Knight per soli 35 dollari! 

Si, la giovane incassò davvero solo 35 dollari per avere realizzato uno dei loghi forse più riconoscibili al mondo.

Semplice, essenziale di personalità. Cosi famoso che non ha neanche bisogno (dal 1995) di una scritta per farsi riconoscere.  Lo Swoosh ha, ormai, una propria personalità, un proprio rumore, un proprio nome. Insomma, appena lo vedi riconosci Nike nel mondo!

Una curiosità, il fondatore Phil Knight, dopo il successo planetario del brand anche grazie al suo logo, regalò alla Davidson un anello con impresso il logo da lei realizzato e molte ma davvero molte, azioni della società. 

Adidas: un logo in continuo mutamento, storia ed evoluzione del competitor di Nike

Evoluzione logo Adidas

Come abbiamo visto nel post dedicato alla storia di Adidas, rispetto agli altri brand analizzati, Adidas vede un'evoluzione del logo molto più articolata con versioni diverse tra di loro, che portano con loro diversi significati.

Sappiamo il significato del nome (ADI, il soprannome del fratello fondatore e DAS le lettere del cognome) ma andiamo invece a scoprire il perché del suo logo.

Il primo logo registrato risale al 1949 ed era dedicato sopratutto a scarpe da calcio e da ginnastica sportiva ed agonistica, era troppo elaborato e poco intuitivo.

La seconda versione risale al 1967 e il logo prevedeva solo una scritta (ADIDAS) con a sinistra tre righe orizzontali nere che simboleggiavano i due fratelli fondatori e la sorella (i tre fratelli Dassler).

Nel 1936 la svolta. Lo sappiamo, dopo la prima grande collaborazione con l'ormai celeberrimo Jesse Owens, i due fratelli hanno un successo immediato e il logo richiama proprio quell'evento.

Come già spiegato nella storia del brand, parliamo del famosissimo trifoglio, simbolo dell’unione delle tre placche tettoniche, metafora dello spirito Olimpico (i famosi giochi olimpici di Berlino che si svolsero in quell'anno) che "unisce" appunto tutta l'Europa.

Dagli spazi (bianchi o neri a seconda della declinazione cromatica) vengono richiamate le tre strisce, sempre orizzontali ma, questa volta, inserite direttamente nel logo. Questo logo che richiama quell'evento unico ed irripetibile, verrà lanciato solo nel 1971.

Nel 1997, invece, ecco un importante restyling. Anche qui già analizzato nel post dedicato. Una mezza trasformazione con tre righe oblique di diverse dimensioni che richiamano la metafora della montagna. La volontà del brand d'incarnare i valori di superamento delle difficoltà della vita e raggiungere i propri obiettivi.

Nel 2005, come visto nella foto, per un breve periodo torna di moda la scritta semplice con le tre strisce a sinistra ma, attualmente, si è tornati alla declinazione molto metaforica della "montagna".

Il logo cambia negli anni ma non i colori. Sempre nero su sfondo bianco (o viceversa). Semplice e immediato. Richiama la cultura giovanile, la voglia di fare e da il senso d'ispirazione. Il font è semplice ma funzionale: è il TeXGyreAdventor.

Gli aneddoti sui loghi dei grandi brand sono davvero tanti e sarebbe molto lungo esporli tutti.

Ecco, però, una rapida carrellata delle storie più assurde di alcuni di essi.

Nokia: dalla donnola alla fabbrica di cavi elettrici: l'incredibile storia del logo della multinazionale finlandese 

Evoluzione logo Nokia

Oggi è il produttore, un pò in declino, di apparecchiature per le telecomunicazioni e smartphone ma il suo nome richiama la segheria Knut Fredrik posta sul fiume Nokianvirta.

Il primo logo dell'azienda risale al 1965 e raffigura una donnola per richiamare proprio quella segheria. Tre anni dopo (1967) ecco un importante restyling nato dalla fusione della segheria, di una fabbrica di stivali della zona e della principale azienda di cavi elettrici del paese.

Per fortuna attualmente, siamo arrivati ad un logo semplice, descrittivo che è studiato sopratutto a livello di font.

Coca-Cola: la storia banale del secondo logo più riconoscibile al mondo!

Evoluzione logo Coca-cola

Il fondatore John Pemberton nel 1886 commissiona a Frank Mason Robinson (non un grafico ma un contabile dell'azienda!) di creare il logo di Coca-Cola. Pemberton semplicemente chiede a Robinson di utilizzare il font più diffuso all'epoca.

Qualche anno dopo Pemberton chiederà a Robinson di riprogettare il logo (siamo nel 1890) aggiungendo qualche orpello (definiti turbinii dal fondatore) per rendere l'icona più armoniosa e coinvolgente.

Semplice, senza tante dietrologie, ecco il logo Coca-Cola, il secondo logo più diffuso al mondo!

Nintendo: un logo in Giapponese, decisamente poco riconoscibile

evoluzione logo Nintendo

I loghi devono per forza essere riconoscibili in tutti i mercati in quanto, altrimenti, diventerebbero di difficile lettura per i clienti degli altri paesi (e magari di diverse culture). 

Un caso eclatante di come questa regola non venne rispettata, è l'evoluzione del logo di Nintendo.

Nel 1889, Nintendo decise di creare il proprio logo in ideogrammi giapponesi e per ben 75 anni mantenne lo stesso marchio, limitando di fatto la visibilità solo al popolo Giapponese.

I caratteri Kanji, furono finalmente rimossi e, mediante vari restyling, si è arrivati all'attuale, estremamente semplice, scritta NINTENDO che, almeno, è facilmente riconoscibile da tutti. L'attuale font venne utilizzato per la prima volta solo nel 1982 in occasione dell'uscita del famoso gioco "Donkey Kong".

Il logo di Amazon: dalla A alla Z, sempre con il sorriso

Evoluzione logo Amazon

Per concludere questa lunga carrellata di aneddoti e storie più meno complesse, ecco la storia del logo di Amazon.

Agli albori del suo impero, Amazon commerciava solo libri e il fondatore Jeff Bezos voleva ad ogni costo, che il suo brand iniziasse per "A" in quanto, così facendo, era più ritrovabile negli elenchi.

Il primo logo di Amazon presenta solo la "A" intersecata in un fiume (forse il Rio Delle Amazzoni) oppure una semplice strada.

Con il tempo però, Amazon inizia a commercializzare davvero di tutto. Prodotti dalla "A" alla "Z".

Ecco il logo attuale, un ideale passaggio dalla prima all'ultima lettera dell'alfabeto, simbolo dell'immensa varietà di prodotti disponibili.

Non tutti sanno, infine, che il simbolo arancione che fa da ponte tra "A" e "Z" non è solo una freccia ma simboleggia un sorriso segno della vicinanza verso il cliente e della "umanità" del brand.

Potrebbero interessarti...


Il cliente al centro del progetto: come Amazon ha rivoluzionato il mondo dell’e-commerce

19/01/2019

Il cliente al centro del progetto: come Amazon ha rivoluzionato il mondo dell’e-commerce

Amazon è ormai l’e-commerce più popolare e importante al mondo, il suo fondatore Jeff Bezos è da poco tempo l’uomo più ricco del pianeta superando Bill Gates con un patrimonio di ben 166 miliardi di dollari.

Ikea ovunque: marketing integrato di successo

19/01/2019

Ikea ovunque: marketing integrato di successo

Mentre per Zara e Amazon le ragioni del successo sono da ritrovare nella sapiente gestione di un canale di comunicazione ben studiato, per Ikea la situazione è diversa e più articolata.

+39 329 037 44 25
info@marketingstudio.it
Chiama Consulenza